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Pubblicità in B/N

La pubblicità è l’anima del commercio e se tutte le pubblicità televisive sono a colori, perché farne una in bianco e nero?

“Facciamo una pubblicità in bianco e nero!”

“Cosa? Ma non si è mai vista, se non quando la televisione non era a colori”

“Ma si, dai! Un bello SPOT televisivo in B/N!”

“Ma che stai dicendo? E’ assurdo! Sempre con questa moda di fare gli anticonformisti per forza.”

“Sentite l’idea! Il video sarà con immagini di altissima qualità. Un B/N suggestivo, come una fotografia di Salgado. Ci saranno una sequenza d’immagini che raccontano in sintesi il mondo di oggi, quasi per simboli. Quel mondo che poi è anche tutto in un fazzoletto di terra a confronto con il pianeta. Le persone del video non parleranno. Mettiamo delle scritte con parole di grande tendenza globale e le rimettiamo in discussione con una nostra personale interpretazione per rappresentarle.

Prendiamo parole come: sushi, loft, sound, social, birra, anima. Fra queste metterei anche termini come vernissage, Halloween, hipster. Fanno tendenza, ma non per noi. Quindi attirano la curiosità, e gli mostriamo cosa intendiamo noi. In fondo, ci sono tutte queste parole sulla piccola isola italiana.

Aggiungiamo una musica dal suono deciso, marcato, quasi pulsante e con voci in coro. Le voci del popolo di quella terra.”

 

 

 

 

 

 

Immagino che sia nata così, la pubblicità della birra Inchnusa ( vedi SPOT) E’ stata realizzata dalla società The Family per l’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Worldwide, e ci hanno lavorato molti italiani per la realizzazione.

Se anche non fosse andata proprio così, in molti saranno rimasti perplessi nel vedere questo spot in TV la prima volta, per poi essere più attenti la seconda volta e la terza, e forse anche le volte successive.

Eh, si! In 30 sec. di SPOT si raccontano tante cose, ma in modo essenziale. Talmente essenziale che richiede uno sforzo per capire il nesso fra le parole e le immagini, e magari anche l’uso del vocabolario per alcuni termini. Non vi nascondo che il termine hipster non mi era affatto familiare.

Richiede uno sforzo intellettuale questa pubblicità. Perché se è vero che una pubblicità in B/N rompe gli schemi, lo fanno molto di più le immagini associate alle parole.
Si fa fatica ad associare ad Halloween (festa importata) l’immagine dei tipici costumi in maschera dei Mamuthones, oppure  la scritta social e vedere l’immagine di giovani che insieme sfidano le onde del mare con la tavola da surf, o ancora la parola sound che generalmente associamo ad uno strumento o a effetti elettronici e sentire le onde del mare che si scagliano prepotenti contro gli scogli.

Faro

Vision is seeing the invisible

Ma oltre il fascino di questa comunicazione sintetica ed essenziale, c’è il contenuto del messaggio comunicato. Ogni parola è preceduta da

NOSTRO, e caratterizza un contenuto carico e potente. Ci parla dell’identità di una terra, quando tutto è ormai quasi generalizzato nella globalizzazione.

 

Riesce a raccontarci perfettamente tutto di una terra, della sua cultura, della sua gente e delle sue tradizioni, anche della loro anima, concentrata nel loro grande prodotto: la birra Ichnusa.

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò è molto bello e di grandissimo valore, oltre ad essere anche sfidante.
Lo è nella misura in cui ha sfidato l’intelligenza di ognuno di noi, ormai appiattita con un viso spalmato sullo schermo del televisore.
La nostra osservazione, spesso passiva, specialmente degli spot televisivi, è stata risvegliata ed anche se siamo astemi, abbiamo sicuramente apprezzato che ci abbiano preso per persone intelligenti, con animo sensibile alla bellezza ed al buon gusto e che ci abbiano mostrato qualcosa di bello e stimolante.

Al pari, di pubblicità belle, ci sono quelle del comparto automobilistico, quello dei profumi, elettronica e quello dei gioielli. Sono indubbiamente quelli in cui si può spendere di più per pubblicizzarli, ma una birra non è fra questi. Non vi pare? Eppure, è stata infranta un’altra regola.

Quando si vuole puntare in alto si deve investire molto. Ma è possibile fare cose di qualità anche con meno? Usando più creatività, magari? Più originalità?
Si possono fare pubblicità efficaci ed intelligenti anche con un budget più ridotti. Magari non saranno al pari di pubblicità come quelle dei comparti ricchi, ma sembra strano che le buone idee nascano soltanto se molto pagate. Non sembra strano anche a voi?

È tardi! È tardi! È tardi!

Sono in ritardo! In arciritardissimo!

Diceva il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie

Già! È un po’ tardi per questo nuovo post, ma c’erano novità da gestire. C’erano Instagram e Facebook, da capire, da organizzare e lanciare come promozione di Fucine Assolute. Nella loro difficile facilità mi sono un po’ persa il trascorrere del tempo.

Se si vogliono usare per divertimento e socializzazione, sono semplici. Se si vogliono usare per lavoro, il discorso cambia. Ci sono orari per pubblicare i post, che sono diversi tra Instagram e Facebook, ci sono statistiche, ci sono gli insights da capire e valutare, ci sono i contenuti da pubblicare, c’è da capire come far incontrare ciò che voglio raccontare a voi che siete dietro al monitor con il mezzo a disposizione.

Instagram, Twitter, Linkedin, Facebook, Behance, Pinterest..

Instagram ha una sua modalità d’immagini e hashtag # e citazioni @, mentre Facebook ha il potere di poter aggiungere link che voi potete cliccare velocemente per accedere all’informazione postata.

Non sarò io a spiegarvi come si usano, anche perché Instagram lo sto usando sicuramente in modo anomalo ma molto personale: distinguersi con stile!
Speriamo! 🙂

Questo era per spiegare come all’improvviso mi sono trovata d’innanzi un frigorifero con dentro molto cibo da poter utilizzare per creare un buon menù. Prima ho dovuto fare l’inventario, capire cosa potevo realizzare e poi come, ed il tempo, oops, è volato!

Oltre il lato, chiamiamolo così, tecnico/sociale, c’è l’obiettivo di Fucine Assolute che deve rispondere a diverse domande:

  • a chi voglio comunicare?
  • cosa gli voglio comunicare?
  • con quale mezzo?
  • con quale aspetto?
  • con quale contenuto?
  • cosa si vede spesso?
  • come posso diversificare?
  • è utile?
  • come dovrebbe essere?
  • a me piacerebbe?

Cercando un’idea utile e che unisse la grafica del settore del food & beverage ed il mondo che gli gira intorno, mi è venuta in mente una rubrica di utilità per coloro che producono nel F & B, divisa in sei argomenti. L’augurio è che sia un servizio aggiunto e gratuito, oltre la grafica che però non può essere gratuita poiché è il mio lavoro.

Ogni argomento è evidenziato sempre dal titolo della sezione a cui appartiene e da un colore specifico, in modo che il tema della sezione sia sempre riconoscibile ed individuabile. Questo, oltre a rendere riconoscibile il tema, rende riconoscibile anche Fucine Assolute per il format dei post.

Facciamo un esempio pratico. I temi sono i seguenti:

  • Social: attività sociali nel settore F & B
  • Tendenze: relative alla grafica, anche nel settore F & B
  • Idee nuove: idee originali nel settore F & B nulla a che vedere con gli chef
  • Mondo verde: con consigli di aziende che riciclano o creano materiali per imballaggi e affini in modo sostenibile
  • FA: contiene la grafica di Fucine Assolute
  • Tecnologia: aziende e materiali tecnologicamente avanzati per il packaging e la stampa

Una volta messa a punto l’idea ho pensato di pubblicizzarla con due video, come se fosse una rubrica televisiva. Un video per le cover ed uno per come saranno visualizzati i post.

Vi mostro quelli che ho realizzato per Instagram e mi auguro vi piacciano moltissimo.

Per quanto riguarda i contenuti dei post, se vi piacciono solo le immagini ed il senso dei contenuti senza approfondimento allora potete seguire l’account Instagram @fucineassolute e seguirmi e manifestare il vostro gradimento sincero mettendo qualche “mi piace”, oppure se gradite gli approfondimenti seguendo i link inseriti allora non vi resta che cercare la pagina Facebook Fucine Assolute Grafica.

 

 

 

 

 

Le promesse vanno mantenute, altrimenti…

…addio reputazione.

Reputazione, Responsabilità Sociale, Branding, sono parolone e sembra che l’argomento di oggi sia molto serio ed impegnativo.

In parte lo è, ma cercando di rimanere leggeri, cercherò di spiegarvi cosa ho imparato io da questi concetti.
È qualcosa che può interessare sia chi è nel settore commerciale, sia chi è un semplice lettore curioso. Provate a seguirmi.
Vi state chiedendo cosa c’entra la reputazione con la grafica?
Sono strettamente legate e vi mostrerò in che modo.
Lo sono dal momento in cui la grafica si occupa di un marchio o logo ed il marchio di un’azienda è la sintesi della sua reputazione.
Per chi vuole vendere un prodotto o un servizio, la reputazione è fondamentale.
Chi di noi acquisterebbe da chi ha una pessima reputazione?
Il marchio non è tutto però, non è lui da solo che crea reputazione. Contano anche il branding e la responsabilità sociale, per l’appunto.
Nel giro di poche righe siamo arrivati a parole forti come responsabilità sociale. Scopriamo come sono interconnesse queste parole e come suonano bene, così bene che ognuno di noi si augurerebbe di trovarle in perfetta armonia fra loro (marchio, reputazione, responsabilità sociale, coerenza) nell’azienda che più ci piace, in cui di più acquistiamo ed in cui sembra, quindi, che riponiamo tutta la nostra fiducia di consumatori.
Attenzione però, una volta che avrete scoperto il segreto, dovrete applicare lo stesso concetto a voi stessi, che siate un’azienda o solamente una persona. Pensare come fossimo un brand!
Ogni volta che questo accade, com’è accaduto per me, si attua una lenta e buona metamorfosi nella società.
E tutto questo per un logo? Accidenti! Ma più che per il logo in se, per le strategie di brand che lo investono.

 

Vestito su misura

Vestito su misura

Il logo ed il buon vestito

Il logo è ciò con cui viene visualizzata un’azienda. È ciò con cui rimane impressa nella mente dei consumatori. La struttura, i colori, le forme vi comunicano qualcosa e se il messaggio arriva, restano impresse nella vostra mente.
Immagino che nessuno conosca il logo della Apple, vero? O della Coca-Cola?

Loghi Apple e Coca Cola

Loghi Apple e Coca Cola

Sapreste riconoscerli ed identificarli con il prodotto, ne sono certa, magari anche in mezzo a molti altri loghi, così come potreste individuare Mc Donald e Kodak nel caos di una metropoli. Li riconoscete nella foto?

NEW YORK CITY: insegne luminose e pubblicità

Non è tutto merito del loro logo o marchio, se comunicano l’essenza dell’azienda che rappresentano, ma anche di ciò che c’è dietro al logo o brand. Se non vi fosse stato un lavoro attento di branding e reputazione sociale, di coerenza fra ciò che si comunica al pubblico ed il cliente, in termini di valori e coerenza con essi, oggi forse, i marchi che vi ho mostrato e che conoscete, probabilmente non esisterebbero più, sia come loghi che come aziende.
Il vestito, può essere anche di ottima fattura, adatto a ciò che deve rappresentare, ma se chi lo indossa è un imbroglione, prima o poi, il suo buon vestito gli sarà del tutto inutile.
Essere o meno un imbroglione crea un certo tipo di reputazione, ovvero di come l’azienda viene percepita dal consumatore e per arrivare a costruire nel cliente un’ottima percezione di sé stessa, l’azienda fa uso di ciò che viene definito branding, ovvero un insieme di tecniche fra cui il marketing, la comunicazione visiva e quella verbale. Cerca di creare quella che viene definita come customer satisfaction (soddisfazione del cliente).
Applicando il branding, l’azienda identifica le nostre esigenze di clienti, decide come soddisfarle al meglio e come fare per far sì che noi possiamo restare i suoi migliori clienti e che ne possa incrementare altri, sia con la pubblicità che con il nostro parlarne con entusiasmo poiché siamo clienti soddisfatti.
Eccoci giunti ad una parte, del concetto di responsabilità sociale. Quando un’azienda s’impegna a soddisfare al meglio le esigenze del cliente, poi deve mantenere la parola data. Ha una responsabilità: dire=fare.
Se il prodotto non è più come lo abbiamo sempre acquistato (fisicamente, per costi o per tempi di consegna, o per mancanza di cortesia e gentilezza), noi clienti iniziamo a sentirci traditi e l’immagine dell’azienda in questione inizia a barcollare. Può sempre riprendersi, migliorando!
Se non ascolta i suoi clienti però, il rischio diventa serio. Se l’azienda inizia a pensare soltanto ai profitti, senza badare al cliente, allora non andrà lontano.
Nelle aziende con dei dipendenti e in quelle grandi, la cui rete di lavoro finisce in diversi paesi nel mondo e s’intreccia con gestioni economico-sociali differenti, la responsabilità sociale si estende anche ai dipendenti. Sono noti i casi di sfruttamento del lavoro da parte di alcune aziende, in paesi particolarmente poveri.
Con l’uso d’internet, oggi un’azienda deve lavorare veramente sodo per mantenere continuamente la sua buona reputazione o per migliorarla. Il cliente, oggi, può sapere molto di più sul suo conto, di quanto non gli fosse concesso un tempo. Un errore di branding e/o di mancanza di coerenza nell’applicazione del branding, può essere fatale in tempi rapidi, oggi.

 

Sartoria

Sartoria

Prova a cambiare vestito…con l’aiuto di un sarto!

Tenendo presente che quanto detto prima, smussato di qualcosa, è fondamentale anche per aziende piccole e non famose come Apple, Coca-Cola o altre, c’è un discorso a parte che riguarda i loghi ed il branding, in particolare in Italia.
Ho sempre avuto la sensazione che l’Italia sia il paese del fai da te. Sappiamo fare tutto e bene e soprattutto, se ciò che abbiamo fatto è durato per tanti anni, allora, siamo stati proprio bravi. Perché dovremmo cambiare? Cambiare? Ma non si cambia un cavallo vincente! Forse è giunto il momento per lui di andare in pensione?
Non potrà dare sempre il massimo, anche con le vostre migliori cure. Molte aziende si sono create i loghi ed il loro branding, da sole. Qualcuna ha avuto fortuna, perché magari chi vi ha messo mano era un virtuoso della creatività, ma nella maggior parte dei casi è un vero disastro e ne sono anche orgogliose.
Un esempio può essere la piccola azienda vinicola, il cui proprietario ha fatto disegnare il logo a suo figlio piccolo e magari n’è emersa una piccola opera d’arte. Cosa originale.
Ma ci sono settori in cui questo è possibile, ed altri che richiedono l’uso di simbologie e colori precisi per dare sensazioni precise al cliente: dinamicità, stabilità, affidabilità, genuinità, etc.
Può essere fondamentale cambiare totalmente il logo di un’azienda, tutta l’immagine visiva e ristrutturarla anche nel nome, o anche solamente fare delle piccole modifiche a ciò che già esiste.
I tempi cambiano e sia che un’azienda venda prodotti o servizi, deve sempre confrontarsi con le altre aziende presenti nello stesso settore di mercato, deve capire cosa offrono di meglio al cliente le aziende migliori, qual’é la comunicazione e la strategia migliore di vendita oggi, studiare la concorrenza e poter essere lungimiranti, cercando d’intuire anche le tendenze o le esigenze future del mercato.
Un’azienda deve sempre tenere a mente che esiste il re branding, ovvero la ristrutturazione del proprio marchio e del branding, ma forse conviene affidarsi a chi queste cose le fa per mestiere: uno specialista.
“Se ha funzionato per tanti anni, continuerà a funzionare”, questo sembra essere il motto della maggior parte delle nostre piccole/medie aziende.
In generale in Italia, la piccola-media impresa fa i conti con grafica inesistente, comunicazione inefficace e siti internet poco accattivanti, che nella maggior parte dei casi non si capisce bene cosa offrano. Basta fare un confronto con i restanti paesi dell’Europa per uno stesso settore. Ma per la maggior parte di loro, va bene così, perché hanno sempre funzionato.
Però io vedo sempre la questione da un altro lato: ha funzionato, sta funzionando, ma quanto meglio può funzionare?
Ricordate il termine in uno dei precedenti post? Kaizen, ovvero il miglioramento continuo.

Le domande allora saranno tante:
Come posso mostrarmi meglio ai clienti?
Quanto sono effettivamente soddisfatti i miei clienti?
Come posso offrire più servizi al cliente?
Come posso migliorare la qualità dei servizi che già offro?
Come posso aumentare la mia visibilità e l’affiliazione di nuovi clienti?
Come potrebbe essere diverso il logo della mia azienda?

Soprattutto, voi sareste il miglior cliente di voi stessi?

E questo è ciò che porta alla lenta rivoluzione del miglioramento, in ogni settore, anche sociale.

Adesso che avete creato l’ottima azienda con un ottimo senso di responsabilità sociale, dovete farvi riconoscere.
Il cliente deve ricordarsi di voi e non potete basarvi soltanto sul passa parola dei vostri clienti. Nel frattempo una società al vostro pari sta anche investendo in comunicazione e pubblicità e sta diventando più visibile di voi e potrebbe anche pensare di togliervi i clienti, offrendo loro un vantaggio.

Serve un ottimo vestito ed un’ottima rappresentanza di voi e della vostra azienda, oltre agli ottimi contenuti di cui abbiamo parlato. Occorrono un logo ed il suo branding, creati da un buon sarto. Oops, volevo dire grafico.

Chi si nasconde fra i miei libri?

Vi avevo lasciato con un po’ di curiosità. Vediamo di scoprire di chi vi voglio parlare.

Nell’ultimo articolo, eravamo rimasti alle mie letture per la formazione di grafica?

Come in tutte le professioni, non basta fare un buon corso. Bisogna approfondire e farlo secondo quello che diventerà il proprio percorso lavorativo. Inoltre, ogni argomento cambia e si evolve continuamente: sarebbe un male perdersi il futuro.
Del resto questa è anche la filosofia di Fucine Assolute. Nel logo c’è un fabbro con cappello a bombetta ed una barba di moda. Rappresenta il connubio fra ciò che è l’antico sapere tramandato e l’innovazione, fra saggezza artigiana e futuro. Uno non deve escludere l’altro. Nei vecchi gesti di un tempo, si celano grandi segreti, come la cura, l’attenzione, la manualità, la gestualità ripetuta con rinnovata passione, e molto altro.

Le prime letture sono state di blog di grafici e alcuni degli autori esistono davvero? Lo avreste mai creduto? Sto scherzando, ma ho sempre pensato che in questo mondo di eccessivo stress da tecnologia, se scrivi a qualcuno difficilmente ha il tempo e la cura di risponderti. Invece?
I miei due preferiti mi hanno sempre risposto, ogni volta che ho avuto bisogno di consigli. Sono persone molto carine, simpatiche, gentili e disponibili. Come posso non presentarvele? Sono in ordine di apparizione nella mia vita di grafica, Roberto Iadanza autore di Freelanceforlove e Lorenzo Miglietta di Grafigata!. Ancora oggi li seguo!

Non direi che è una cosa così scontata che le persone rispondano, mi è capitato che più di qualcuno non lo abbia fatto.

A scuola di grafica ci hanno suggerito di leggere qualche libro di Bruno Munari. E’ stato uno dei più grandi protagonisti nel XX secolo nel settore dell’arte, della grafica e del design. Quindi come non leggere i sui libri che sono propedeutici in qualunque disciplina artistica ci si voglia dedicare? Quindi, a grafici ed artisti, sicuramente consiglio :

Poi ci sono i libri da cui ho imparato anche qualcosa dal punto di vista umano. Sembra curioso essendo libri di marketing e branding, vero?
Mentre leggevo mi chiedevo: se dovessi applicare a me le regole di mercato vincenti o le strategie di branding?
Eppure, ciascuno si basa sulla coerenza e la genuinità di ciò che dovremmo ad un nostro cliente. Ma se i nostri clienti fossero i nostri cari ed i nostri amici? La risposta è personale, perciò la lascio cercare a voi, la vostra. Pensateci su! Se volete potete commentare o scrivermi info@fucineassolute.com

I libri importanti anche da un punto di vista umano, sono stati:

Unica donna citata, Francesca Sanzo. E’ una persona che scrive benissimo e che si fa umanamente amare.

 

Manca qualcuno!

Cercare e ricercare

Cercare attentamente è consigliato

Avevo promesso di parlarvi di una bella persona, vero!
Bene, dovete sapere che fra le varie letture non ho davvero potuto esimermi dal leggere un libro che tutti i grafici conoscono. Il libro in questione è Work for money, design for love di David Airey.
Insegna come diventare dei liberi professionisti nella grafica, ed è sorprendente la quantità di suggerimenti che dà, dal più importante sulla gestione del cliente alla cosa più banale come “mi raccomando, non stare sempre davanti al computer, ogni tanto alzati e stira i tuoi muscoli”, oppure “cerca di bere molta acqua, stare davanti ad un monitor disidrata”.
Ci sono anche molte interviste ad altri grafici in giro per il mondo, che raccontano cosa hanno fatto di geniale per farsi notare o dove hanno fallito. Credo proprio che ho imparato molto, oltre lo scopo del libro.

D. Airey è diventato un grafico abbastanza famoso e come mi ha insegnato nel libro, gli ho scritto per chiedergli il permesso di parlare di lui e di potervelo presentare in foto.

Dall’Irlanda, paese in cui abita, mi ha risposto ed è stata una persona deliziosa, così come traspare dal suo libro. Molto gentile e molto friendly. Davvero una bella persona.
Non mi aspettavo che una persona famosa si scomodasse, ma lo ha fatto dicendo: ” Ti ringrazio per esserti presa del tempo per leggere i miei libri e scrivermi”. Quanta bellezza in tanta umiltà! C’è molto da imparare in un gesto così! Grazie di cuore, ad una bella persona che mi ha resa felice come una bambina.

Chi è Davide Airey?

David Airey

Una bella persona oltre che un bravissimo grafico

 

Bene, direi che questa volta l’articolo è stato un pochino più lungo, ma siamo in prossimità delle festività natalizie, quindi non credo che scriverò presto. Chissà cosa vi racconterò la prossima volta. Intanto a chi mi segue o inizia a seguirmi da adesso, auguro un felice Natale ed un grandioso nuovo anno.

Un blog insolito per una grafica

Quando si può parlare di grafica senza usare tecnicismi utili ai tecnici

Sta iniziando con questo primo articolo la mia avventura di un blog. Ho una certa suggestione devo dire, quasi m’intimorisce ..
Potrei creare un blog che sia di aiuto ad altri grafici, ma ce ne sono molti che parlano bene di come fare della buona grafica.
Spero invece possiate apprezzare la mia scelta di parlarvi di persone normali, come me e voi che ad un certo punto, hanno cambiato vita dedicandosi ai lavori a contatto con la terra per tornare alla semplicità dei gesti contadini e di valori, cercando di vendere ai loro clienti un prodotto di eccellente qualità.
Parleremo di tutto ciò che si lega a scelte importanti, di qualità, nel settore del commercio, dove inevitabilmente arriva anche la grafica per poter denominare il prodotto, pubblicizzarlo e renderlo unicamente riconoscibile.
Potremmo passare anche per ciò che la società ci chiede, sia come consumatori che come produttori, o su come le scelte consapevoli abbiano una certa influenza su un segmento di mercato.

Una società che cambia

Diciamoci la verità, cerchiamo tutti di tornare a mangiare semplice e genuino, magari riscoprendo anche i veri sapori dei prodotti della terra. Fra cucine strane proposte in TV, prodotti BIO, che nella maggior parte dei casi, per ovvi motivi NON posso esserlo, o a causa della produzione fuori stagione o con raccolte anticipate per poi far maturare ad esempio la frutta nelle celle frigorifere, al buio…
Siamo poco abituati ad assaporare un piatto fatto di pochi, semplici e genuini prodotti.
Giusto ieri, parlavo con Francesco, un bambino di 8 anni. Gli raccontavo di quando ero bambina, ed avendo parenti friulani (Vivaro – PD) andavo in estate, con una mia zia a portare il latte delle sue mucche in latteria. In cambio ci davano un pezzo del tipico formaggio di li.

 

Portare il latte in bici

Quando si portava il latte alla latteria, in bici.

Si andava in bici

Andavamo in bicicletta, dopo aver terminato di mungere le tre mucche. Mia zia mi faceva sedere sulla canna della bicicletta e teneva le grandi latte attaccate al manubrio della bici.
Mi aveva insegnato a mungere le mucche. Ma che sapore ha quel latte appena munto? Questo mi chiedeva Francesco mentre gli raccontavo.

Molti bambini di oggi non lo conoscono.
Pensano che sia quello che si sente dal latte pastorizzato nei cartoni da 1 lt o 1/2 lt.
Mi ritengo fortunata ad aver visto mietere il grano, raccogliere le uova delle galline, dare da mangiare agli animali da cortile o mungere le mucche. Mi ritengo fortunata ad aver conosciuto la lenta vita contadina, scandita dalle esigenze della natura.
A volte questi ricordi tornano fuori. Sento un richiamo forte alla “vita della terra”, che fatico a tacere ..

Un bel viaggio

Ed eccoci al motivo del blog. Vi vorrei raccontare belle storie, di belle persone che hanno cambiato vita, perché non hanno voluto mettere a tacere il loro richiamo alla terra, ma anche di chi vende prodotti innovativi ed originali e di qualità, insomma di chi si distingue, di come il mercato influenza i nostri gusti, di nuove realtà che si distinguono, di fiere di settore che uniscono produttori, grafici e consumatori, e tutto il mondo che ruota intorno alla grafica, inevitabilmente.

Buon viaggio insieme