Packaging sostenibile nel food & beverage

Il packaging sostenibile non è un’etichetta verde da applicare a un prodotto, ma l’insieme di scelte concrete: materiali, processi, normative, che riducono l’impatto ambientale di un imballaggio dal momento in cui nasce fino a quando viene smaltito o, meglio ancora, riutilizzato. In questa pagina raccogliamo i temi che curiamo nel blog su questo argomento: cosa significa scegliere un materiale piuttosto che un altro, cosa impone la normativa europea, come orientarsi tra le 4 R e quali errori riconoscere quando un packaging promette più di quanto faccia davvero. Ogni risposta qui sotto è una sintesi; per la storia completa, gli esempi concreti e il punto di vista di Fucine Assolute, gli articoli collegati restano la lettura di riferimento.

Quali materiali si usano oggi per un packaging più sostenibile?

Oggi il packaging sostenibile attinge a tre famiglie di materiali: le bioplastiche di origine vegetale, i materiali compostabili che si decompongono in condizioni controllate e i materiali riciclati o riciclabili che permettono di reintrodurre la materia in un nuovo ciclo. La scelta tra loro non è mai neutra: dipende dal prodotto, dalla filiera di smaltimento disponibile sul territorio e dal reale impatto ambientale di ciascuna opzione, calcolato sull’intero ciclo di vita.
Negli articoli del blog approfondiamo i singoli materiali, dai più diffusi a quelli più sorprendenti.

Cosa prevede la normativa europea sul packaging?

L’Unione Europea regola il packaging attraverso le direttive su imballaggi e rifiuti di imballaggio, e attraverso il più ampio Piano d’azione per l’economia circolare, che punta a rendere riciclabile o riutilizzabile la quasi totalità degli imballaggi entro la fine del decennio. In Italia il quadro si intreccia con il sistema CONAI per la gestione dei rifiuti di imballaggio e con normative nazionali che recepiscono, talvolta anticipano, gli obiettivi europei.
Nell’articolo dedicato analizziamo il contesto normativo e cosa significa concretamente per chi produce.

Cosa sono le 4 R e perché si applicano al packaging?

Le 4 R, riduci, riutilizza, ricicla, recupera, sono i principi che orientano la gestione sostenibile del fine vita di un imballaggio, in ordine di priorità: ridurre la quantità di materiale è sempre preferibile al riciclo, che a sua volta è preferibile al recupero energetico. Applicate al packaging alimentare, significano progettare contenitori che usino meno materiale, che si possano riutilizzare quando possibile e che siano davvero riciclabili nei sistemi di raccolta esistenti, non solo sulla carta del prodotto.
Nell’articolo raccontiamo come questi principi nascono e cosa comportano in pratica.

Quando un packaging sostenibile non lo è davvero?

Un packaging può richiamare la sostenibilità nell’aspetto, nel colore, in una dicitura, senza esserlo nei fatti: succede quando un materiale dichiarato riciclabile non lo è nelle reali condizioni di raccolta del territorio, o quando l’eccesso di imballaggio resta identico a prescindere dal materiale scelto. Riconoscere queste discrepanze è importante sia per chi acquista, sia per chi produce e vuole comunicare scelte realmente verificabili.
Nell’articolo entriamo nel dettaglio di questi casi, con dati e esempi concreti.

Esiste un esempio recente di innovazione in questo campo?

Sì: tra i progetti che abbiamo raccontato, la trasformazione degli scarti dell’aglio in carta sostenibile mostra come un sottoprodotto agricolo, normalmente smaltito come scarto, possa diventare materiale di confezionamento.
Nell’articolo intervista raccontiamo il processo e la persona dietro questo progetto.