La reputazione è un concetto che attiene alla credibilità che un determinato soggetto ha all’interno di un gruppo sociale. Proprio perché ha un aspetto sociale, esiste anche la reputazione sociale d’impresa, la quale ha a che fare con la mission e la qualità, aziendale.

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Tornare bambini e giocare, forse è più divertente ed utile di quanto possa sembrare.

Secondo voi cosa hanno in comune le immagini che avete visto sopra?

Continuate a leggere e troverete la risposta. Vediamo se avete indovinato!

Riprendiamo il tema del packaging. Non proprio da un punto di vista del designer, anche se poi a ben vedere, il tema lo interessa in prima persona.

Iniziamo partendo dalla considerazione che l’imballaggio ha più di una funzione e che sono molto complesse: protegge, conserva, consente di conoscere il prodotto al suo interno e la marca, ma deve essere anche bello e seducente per allettare il consumatore.

Il packaging aiuta anche a comprendere sia per il prodotto che per l’imballaggio, la sua qualità e modo d’uso.

Data l’importanza dell’imballaggio, quando buttiamo un prodotto deterioratosi all’interno dello stesso, con esso vengono buttate anche tutte le risorse che sono servite a produrlo, trasformarlo, trasportarlo, distribuirlo, oltre a quelle per smaltirlo più o meno in modo differenziato. A volte il deterioramento del bene contenuto all’interno di un imballaggio compromette anche la differenziazione dei materiali che diventano non riciclabili e devono passare necessariamente dal termovalorizzatore con impiego di ulteriore energia per distruggerlo e ridurlo a qualcosa di inutile, realizzando uno spreco.

Un imballaggio ben pensato ha strade alternative che vanno dal riciclo al riuso.

Risulta chiaro che fondamentali sono i materiali con i quali vengono realizzati gli imballaggi che oltretutto sono tecnologicamente avanzati e complessi. Tuttavia, il packaging resta uno strumento chiave per garantire il contenimento della perdita di risorse e la riduzione degli sprechi lungo l’intera filiera.

Da una parte bisogna pensare in modo preventivo quando si realizza un packaging (ed oggi le aziende sono spinte sempre di più all’ecosostenibilità), dall’altra al riciclo, di tutti i materiali da cui è composto.

Arriviamo così al gioco delle 4 R:

  • RIDURRE
  • RIUTILIZZARE
  • RICICLARE
  • RECUPERARE

Seguite il link per la spiegazione delle regole http://www.acegasapsamga.it/scuola/materiali_didattici/schede_didattiche/scheda_ambiente/pagina14.html

Ed ora, veniamo al gioco delle parti. Tutti dobbiamo giocare, non bastano le aziende. Una scelta più consapevole degli acquisti, una riduzione degli stessi ed un modo più attento di gettare i rifiuti, sono di certo comportamenti responsabili ed evitiamo di gettare in terra anche solo un pezzetto di plastica o un mozzicone di sigaretta. Sembra che sia un gesto che fa solo il singolo, ma moltiplicato per molti è qualcosa di non tollerabile…in fondo anche un solo piccolo oggetto è già di per sé intollerabile. Siamo arrivati all’esasperazione dell’abuso di ogni cosa e la terrà, i mari, il cielo ce ne mostrano continuamente le conseguenze.

Giochiamo tutti insieme a migliorare il nostro pianeta e la qualità della nostra vita. Occhio ai colori!

Pratichiamo ogni giorno il rispetto per noi stessi, migliorando la qualità dell’area in cui viviamo ed il rispetto per il pianeta che ci ospita e che ci stupisce con meraviglie incredibili. Iniziamo da noi, ma chiediamo anche alle aziende di essere sostenibili e rispettose, insieme a noi. Questo mi sembra davvero un bel gioco a cui giocare tutti insieme, ricordando che per cambiare, occorre tempo e prima iniziamo e meglio è.

Felice 2020 a tutte e tutti voi!

Link utili:

Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi)

Istituto Italiano Imballaggio

Centri per il riuso (Lazio)

Non ci rendiamo conto dell’effetto goccia dopo goccia.

Ogni giorno ci sono notizie raccapriccianti su quanto sta accadendo al nostro pianeta. Sono così abbondanti queste notizie e quanti ne parlano, che starete di certo obbiettando:

“Ancora!! E anche tu ce ne vuoi parlare?”

“Beh! Si! Ne voglio parlare anch’io, perché è una questione fondamentale, direi. Lo è, indipendentemente che sia vero che le cose si stiano mettendo davvero male per noi, oppure no!”

Una cosa è certa, ognuno di noi, ormai, ha a che fare in prima persona con immagini come questa

Invasione di plastica

La linea su cui spendere due parole, riguarda il rispetto per il nostro pianeta e cosa possiamo fare per rispettarlo.

Come consumatrice di generi di prima necessità e perché no, anche di quelli meno necessari, so per certo che acquistandoli, per esempio, posso farlo senza comperare anche della plastica. Una soluzione complicatissima, perché se provate a farlo, vi renderete conto che porterete comunque a casa della plastica. Siamo così abituati. Ce ne in qualunque cosa!
Al momento è la più efficiente e la più provocatoria, per stimolare le aziende a produrre differentemente.

Si possono promuovere iniziative del riciclo della plastica in modo anche simpatico ed utile, come per esempio propone Corona, il noto marchio di birra, che a Milano, regala una birra in cambio di una bottiglia di plastica vuota.

Ma come già sta accadendo, si può cambiare il packaging.

Un’azienda oggi, non può più restare immobile d’innanzi a questo problema che è sempre più grave e sempre più sentito dai consumatori. Per una responsabilità sociale  (ne parlato qui ) che un’azienda è tenuta a rendere chiara, deve necessariamente modificare la sua mission, in modo credibile e con azioni dall’impatto significativo.Vuoi per reale etica o per interesse economico, le aziende devono invertire la rotta e fare di tutto per rispettare l’ambiente. Lo deve fare in modo convincente, perché il cliente, oggi, sa scegliere e può screditare un’azienda in un batter d’occhio, rinunciando ai suoi prodotti.

Uno dei cambiamenti in armonia con l’ambiente è per l’appunto eliminare il packaging insidioso, rivolgendo l’attenzione ad un risparmio dei materiali di confezionamento come dovrebbero fare per esempio Amazon, eBay , ed altre (che ne usano spesso in eccesso) oltre che nell’uso di materiali ecocompatibili e biodegradabili in poco tempo oltre che senza arrecare danno.
Magari, le aziende più grandi potrebbero preferire di fare accordi commerciali solo con le aziende più virtuose, spingendo così le altre ad adeguarsi velocemente se vogliono rimanere sulla piattaforma più importante al mondo, come nel caso di Amazon.

Tutte le altre aziende che producono generi di prima necessità e secondari, che si occupano di vendita diretta, hanno oggi tutti i tipi di materiali adatti per modificare i loro imballaggi con materiali ecologici, ma anche con stampe su packaging altrettanto intelligenti e rispettosi dell’ambiente.

A ben vedere, sono processi inevitabili e che coinvolgono svariati attori soltanto del settore commerciale e direi che non è poco.

Possiamo dire addio al packaging insidioso, costituito da eccesso d’imballaggio e non ecologico, solo con l’impegno di tutti!

L’immagine di copertina? Un argomento trattato nel magazine di Fucine Assolute su Instagram

Ci sono social network e social network, con il loro stile di comunicazione e le loro storie.

Ero restia ad utilizzare Instagram, più che altro perché non mi venivano in mente le immagini da pubblicare. Eh si! Instagram è soprattutto comunicazione visiva fatta con fotografie. Ognuno racconta una storia con le proprie fotografie, ma il mio argomento non era fotografabile.
Trovata l’idea (post E’ tardi! E’ tardi! E’ tardi!), è iniziata la mia avventura su Instagram con grande stupore e devo dire che lo preferisco anche a Facebook.
Certo ha i suoi limiti. I link che si inseriscono nei testi di commento alle immagini non sono cliccabili ne copiabili per poi incollarli sulla barra di stato del motore di ricerca per raggiungere eventuali siti consigliati, come faccio io. Mi auguro che siate curiosi abbastanza da andare a vedere di cosa parlo.
Avrete letto abbastanza di come funzionano Instagram, Facebook ed altri social, dei loro potenziali e delle loro pecche, pertanto non credo sia utile che aggiunga altro.

 

 

Fotografia

Immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

In realtà, volevo raccontarvi qualche storia interessante che ho visto su Instagram restando nel settore del Food & Beverage e continuando il viaggio nelle scelte personali di lavori che riportano al contatto con i gesti lenti delle tradizioni, i sapori genuini della saggezza popolare con aggiunta di piccole innovazioni.
Un viaggio tra alcune realtà produttive dove vivono insieme passione, amore e qualità.
C’è chi produce vino, liquori, birre, paste fresche di ogni tipo, formaggi, e pane con varie farine ottenute dalla macina in pietra dal chicco intero.

Iniziamo un viaggio nel pane con il Bio Forno BioGiorno (il loro account Instagram è @bioforno_biogiorno) di Simone Marri che si trova a Santa Mama a Subbiano (Arezzo).
La loro passione e dedizione è raccontata anche sulla pagina Facebook  la Guida Nomade che vi consiglio di visitare, è sviluppata con grande passione ed offre interessanti spunti di viaggio in un’enogastronomia di valore.
Loro raccontano una storia che è quella che volevo raccontare.
Una storia di cambiamento, iniziata 3 anni fa. Sono passati dal lavoro in fabbrica a un lavoro di tradizione e passione.
E’ un forno che usa diversi tipi di farine di grani antichi: farro, segale, Cappelli e grano khorasan.
Anche se le foto non sono di altissima qualità, rendono l’idea di quanto fragrante e appetitoso debba essere il loro pane e gli altri prodotti da forno che producono.
Si denota grande amore per il loro lavoro e viene quasi voglia di fare un salto dalle parti di Arezzo.

 

Valore come sinonimo di qualità

Valore come sinonimo di qualità

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo a Semplicementepasta (account Instagram @semplicementepasta) in via Marzia, 97 ad Abano Terme e parliamo di pasta fresca in tutti i suoi tagli o paste ripiene e gnocchi.
Creano eventi, pranzi e cene, presso il negozio ed in questi giorni in cui posto il nuovo articolo hanno anche lanciato un contest “E tu che pastalover sei?”: data di scadenza contest 31 Maggio 2018.
Quello che colpisce è la qualità delle loro fotografie e giustamente per essere su un social network che parla per immagini, bisogna investire su una buona fotografia o meglio su un’ottima fotografa, Giovanna, che sa valorizzare moltissimo i loro prodotti. Sembra quasi di poterli toccare ed assaggiare. Il lavoro di Michela persona disponibilissima con la quale mi sono scritta e titolare dell’attività nonché colei che gestisce il profilo su Instgram insieme alla fotografa Giovanna (@giovannacirce è il suo profilo di fotografa su Instagram) e di Simone e Davide, è davvero impeccabile e denota molta passione per il loro lavoro.
Passione e qualità. Questo cerchiamo noi consumatori oggi. Se arriva questo messaggio, vuol dire che sono coerenti con la loro mission di valore. Anche la pagina Facebook è ben curata.
Sicuramente questo è il modo più professionale per pubblicizzarsi, investendo in un fotografo e curando i dettagli e sono certa che il riscontro da parte del popolo degli instagrammiani, non mancherà.

In ultimo vorrei fare un salto dall’Italia in Australia.
Tornerei volentieri a Sidney e Melburne, in particolare a Melburne. Mi sono piaciute moltissimo ed oggi andrei alla ricerca di Bec & Gowen di Melburne and cheese.
Se vi accontentate di una sbirciatina su Instagram li trovate con l’account Instagram @melburneandcheese.
Anche loro hanno ottime fotografie ed è evidente che vi hanno investito con l’intenzione di sponsorizzare il loro lavoro con molta cura e professionalità.
Credo si possa ingrassare soltanto guardando le loro fotografie o i loro video in cui vengono mostrati con ottima qualità d’immagine, meravigliosi piatti con formaggi fumanti e filanti.
Loro si occupano di andare alla ricerca di tutti i piccoli produttori locali che producono formaggi particolari con grande tradizione ed attenzione, non producendo in scala industriale.
Hanno anche un sito internet molto ben curato www.melburneandcheese.com
Anche loro mostrano grande passione e grande amore.
Avrei voluto parlarvi di qualche altra attività nel beverage che a mio avviso è emersa fra tanti su Instagram per gli stessi motivi, ma a loro ho scritto per avere il consenso a parlare di loro e non mi hanno risposto. Capisco che non sarò l’unica a scrivergli, ma il rapporto con gli osservatori instagrammiani è fondamentale che non rimanga solo da osservatori…peccato! Forse non c’è molta coerenza nella loro mission. L’attenzione al cliente o futuro cliente è fondamentale!

 

…addio reputazione.

Reputazione, Responsabilità Sociale, Branding, sono parolone e sembra che l’argomento di oggi sia molto serio ed impegnativo.

In parte lo è, ma cercando di rimanere leggeri, cercherò di spiegarvi cosa ho imparato io da questi concetti.
È qualcosa che può interessare sia chi è nel settore commerciale, sia chi è un semplice lettore curioso. Provate a seguirmi.
Vi state chiedendo cosa c’entra la reputazione con la grafica?
Sono strettamente legate e vi mostrerò in che modo.
Lo sono dal momento in cui la grafica si occupa di un marchio o logo ed il marchio di un’azienda è la sintesi della sua reputazione.
Per chi vuole vendere un prodotto o un servizio, la reputazione è fondamentale.
Chi di noi acquisterebbe da chi ha una pessima reputazione?
Il marchio non è tutto però, non è lui da solo che crea reputazione. Contano anche il branding e la responsabilità sociale, per l’appunto.
Nel giro di poche righe siamo arrivati a parole forti come responsabilità sociale. Scopriamo come sono interconnesse queste parole e come suonano bene, così bene che ognuno di noi si augurerebbe di trovarle in perfetta armonia fra loro (marchio, reputazione, responsabilità sociale, coerenza) nell’azienda che più ci piace, in cui di più acquistiamo ed in cui sembra, quindi, che riponiamo tutta la nostra fiducia di consumatori.
Attenzione però, una volta che avrete scoperto il segreto, dovrete applicare lo stesso concetto a voi stessi, che siate un’azienda o solamente una persona. Pensare come fossimo un brand!
Ogni volta che questo accade, com’è accaduto per me, si attua una lenta e buona metamorfosi nella società.
E tutto questo per un logo? Accidenti! Ma più che per il logo in se, per le strategie di brand che lo investono.

 

Vestito su misura

Vestito su misura

Il logo ed il buon vestito

Il logo è ciò con cui viene visualizzata un’azienda. È ciò con cui rimane impressa nella mente dei consumatori. La struttura, i colori, le forme vi comunicano qualcosa e se il messaggio arriva, restano impresse nella vostra mente.
Immagino che nessuno conosca il logo della Apple, vero? O della Coca-Cola?

Loghi Apple e Coca Cola

Loghi Apple e Coca Cola

Sapreste riconoscerli ed identificarli con il prodotto, ne sono certa, magari anche in mezzo a molti altri loghi, così come potreste individuare Mc Donald e Kodak nel caos di una metropoli. Li riconoscete nella foto?

NEW YORK CITY: insegne luminose e pubblicità

Non è tutto merito del loro logo o marchio, se comunicano l’essenza dell’azienda che rappresentano, ma anche di ciò che c’è dietro al logo o brand. Se non vi fosse stato un lavoro attento di branding e reputazione sociale, di coerenza fra ciò che si comunica al pubblico ed il cliente, in termini di valori e coerenza con essi, oggi forse, i marchi che vi ho mostrato e che conoscete, probabilmente non esisterebbero più, sia come loghi che come aziende.
Il vestito, può essere anche di ottima fattura, adatto a ciò che deve rappresentare, ma se chi lo indossa è un imbroglione, prima o poi, il suo buon vestito gli sarà del tutto inutile.
Essere o meno un imbroglione crea un certo tipo di reputazione, ovvero di come l’azienda viene percepita dal consumatore e per arrivare a costruire nel cliente un’ottima percezione di sé stessa, l’azienda fa uso di ciò che viene definito branding, ovvero un insieme di tecniche fra cui il marketing, la comunicazione visiva e quella verbale. Cerca di creare quella che viene definita come customer satisfaction (soddisfazione del cliente).
Applicando il branding, l’azienda identifica le nostre esigenze di clienti, decide come soddisfarle al meglio e come fare per far sì che noi possiamo restare i suoi migliori clienti e che ne possa incrementare altri, sia con la pubblicità che con il nostro parlarne con entusiasmo poiché siamo clienti soddisfatti.
Eccoci giunti ad una parte, del concetto di responsabilità sociale. Quando un’azienda s’impegna a soddisfare al meglio le esigenze del cliente, poi deve mantenere la parola data. Ha una responsabilità: dire=fare.
Se il prodotto non è più come lo abbiamo sempre acquistato (fisicamente, per costi o per tempi di consegna, o per mancanza di cortesia e gentilezza), noi clienti iniziamo a sentirci traditi e l’immagine dell’azienda in questione inizia a barcollare. Può sempre riprendersi, migliorando!
Se non ascolta i suoi clienti però, il rischio diventa serio. Se l’azienda inizia a pensare soltanto ai profitti, senza badare al cliente, allora non andrà lontano.
Nelle aziende con dei dipendenti e in quelle grandi, la cui rete di lavoro finisce in diversi paesi nel mondo e s’intreccia con gestioni economico-sociali differenti, la responsabilità sociale si estende anche ai dipendenti. Sono noti i casi di sfruttamento del lavoro da parte di alcune aziende, in paesi particolarmente poveri.
Con l’uso d’internet, oggi un’azienda deve lavorare veramente sodo per mantenere continuamente la sua buona reputazione o per migliorarla. Il cliente, oggi, può sapere molto di più sul suo conto, di quanto non gli fosse concesso un tempo. Un errore di branding e/o di mancanza di coerenza nell’applicazione del branding, può essere fatale in tempi rapidi, oggi.

 

Sartoria

Sartoria

Prova a cambiare vestito…con l’aiuto di un sarto!

Tenendo presente che quanto detto prima, smussato di qualcosa, è fondamentale anche per aziende piccole e non famose come Apple, Coca-Cola o altre, c’è un discorso a parte che riguarda i loghi ed il branding, in particolare in Italia.
Ho sempre avuto la sensazione che l’Italia sia il paese del fai da te. Sappiamo fare tutto e bene e soprattutto, se ciò che abbiamo fatto è durato per tanti anni, allora, siamo stati proprio bravi. Perché dovremmo cambiare? Cambiare? Ma non si cambia un cavallo vincente! Forse è giunto il momento per lui di andare in pensione?
Non potrà dare sempre il massimo, anche con le vostre migliori cure. Molte aziende si sono create i loghi ed il loro branding, da sole. Qualcuna ha avuto fortuna, perché magari chi vi ha messo mano era un virtuoso della creatività, ma nella maggior parte dei casi è un vero disastro e ne sono anche orgogliose.
Un esempio può essere la piccola azienda vinicola, il cui proprietario ha fatto disegnare il logo a suo figlio piccolo e magari n’è emersa una piccola opera d’arte. Cosa originale.
Ma ci sono settori in cui questo è possibile, ed altri che richiedono l’uso di simbologie e colori precisi per dare sensazioni precise al cliente: dinamicità, stabilità, affidabilità, genuinità, etc.
Può essere fondamentale cambiare totalmente il logo di un’azienda, tutta l’immagine visiva e ristrutturarla anche nel nome, o anche solamente fare delle piccole modifiche a ciò che già esiste.
I tempi cambiano e sia che un’azienda venda prodotti o servizi, deve sempre confrontarsi con le altre aziende presenti nello stesso settore di mercato, deve capire cosa offrono di meglio al cliente le aziende migliori, qual’é la comunicazione e la strategia migliore di vendita oggi, studiare la concorrenza e poter essere lungimiranti, cercando d’intuire anche le tendenze o le esigenze future del mercato.
Un’azienda deve sempre tenere a mente che esiste il re branding, ovvero la ristrutturazione del proprio marchio e del branding, ma forse conviene affidarsi a chi queste cose le fa per mestiere: uno specialista.
“Se ha funzionato per tanti anni, continuerà a funzionare”, questo sembra essere il motto della maggior parte delle nostre piccole/medie aziende.
In generale in Italia, la piccola-media impresa fa i conti con grafica inesistente, comunicazione inefficace e siti internet poco accattivanti, che nella maggior parte dei casi non si capisce bene cosa offrano. Basta fare un confronto con i restanti paesi dell’Europa per uno stesso settore. Ma per la maggior parte di loro, va bene così, perché hanno sempre funzionato.
Però io vedo sempre la questione da un altro lato: ha funzionato, sta funzionando, ma quanto meglio può funzionare?
Ricordate il termine in uno dei precedenti post? Kaizen, ovvero il miglioramento continuo.

Le domande allora saranno tante:
Come posso mostrarmi meglio ai clienti?
Quanto sono effettivamente soddisfatti i miei clienti?
Come posso offrire più servizi al cliente?
Come posso migliorare la qualità dei servizi che già offro?
Come posso aumentare la mia visibilità e l’affiliazione di nuovi clienti?
Come potrebbe essere diverso il logo della mia azienda?

Soprattutto, voi sareste il miglior cliente di voi stessi?

E questo è ciò che porta alla lenta rivoluzione del miglioramento, in ogni settore, anche sociale.

Adesso che avete creato l’ottima azienda con un ottimo senso di responsabilità sociale, dovete farvi riconoscere.
Il cliente deve ricordarsi di voi e non potete basarvi soltanto sul passa parola dei vostri clienti. Nel frattempo una società al vostro pari sta anche investendo in comunicazione e pubblicità e sta diventando più visibile di voi e potrebbe anche pensare di togliervi i clienti, offrendo loro un vantaggio.

Serve un ottimo vestito ed un’ottima rappresentanza di voi e della vostra azienda, oltre agli ottimi contenuti di cui abbiamo parlato. Occorrono un logo ed il suo branding, creati da un buon sarto. Oops, volevo dire grafico.