La pubblicità è l’anima del commercio e se tutte le pubblicità televisive sono a colori, perché farne una in bianco e nero?

“Facciamo una pubblicità in bianco e nero!”

“Cosa? Ma non si è mai vista, se non quando la televisione non era a colori”

“Ma si, dai! Un bello SPOT televisivo in B/N!”

“Ma che stai dicendo? E’ assurdo! Sempre con questa moda di fare gli anticonformisti per forza.”

“Sentite l’idea! Il video sarà con immagini di altissima qualità. Un B/N suggestivo, come una fotografia di Salgado. Ci saranno una sequenza d’immagini che raccontano in sintesi il mondo di oggi, quasi per simboli. Quel mondo che poi è anche tutto in un fazzoletto di terra a confronto con il pianeta. Le persone del video non parleranno. Mettiamo delle scritte con parole di grande tendenza globale e le rimettiamo in discussione con una nostra personale interpretazione per rappresentarle.

Prendiamo parole come: sushi, loft, sound, social, birra, anima. Fra queste metterei anche termini come vernissage, Halloween, hipster. Fanno tendenza, ma non per noi. Quindi attirano la curiosità, e gli mostriamo cosa intendiamo noi. In fondo, ci sono tutte queste parole sulla piccola isola italiana.

Aggiungiamo una musica dal suono deciso, marcato, quasi pulsante e con voci in coro. Le voci del popolo di quella terra.”

 

 

 

 

 

 

Immagino che sia nata così, la pubblicità della birra Inchnusa ( vedi SPOT) E’ stata realizzata dalla società The Family per l’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Worldwide, e ci hanno lavorato molti italiani per la realizzazione.

Se anche non fosse andata proprio così, in molti saranno rimasti perplessi nel vedere questo spot in TV la prima volta, per poi essere più attenti la seconda volta e la terza, e forse anche le volte successive.

Eh, si! In 30 sec. di SPOT si raccontano tante cose, ma in modo essenziale. Talmente essenziale che richiede uno sforzo per capire il nesso fra le parole e le immagini, e magari anche l’uso del vocabolario per alcuni termini. Non vi nascondo che il termine hipster non mi era affatto familiare.

Richiede uno sforzo intellettuale questa pubblicità. Perché se è vero che una pubblicità in B/N rompe gli schemi, lo fanno molto di più le immagini associate alle parole.
Si fa fatica ad associare ad Halloween (festa importata) l’immagine dei tipici costumi in maschera dei Mamuthones, oppure  la scritta social e vedere l’immagine di giovani che insieme sfidano le onde del mare con la tavola da surf, o ancora la parola sound che generalmente associamo ad uno strumento o a effetti elettronici e sentire le onde del mare che si scagliano prepotenti contro gli scogli.

Faro

Vision is seeing the invisible

Ma oltre il fascino di questa comunicazione sintetica ed essenziale, c’è il contenuto del messaggio comunicato. Ogni parola è preceduta da

NOSTRO, e caratterizza un contenuto carico e potente. Ci parla dell’identità di una terra, quando tutto è ormai quasi generalizzato nella globalizzazione.

 

Riesce a raccontarci perfettamente tutto di una terra, della sua cultura, della sua gente e delle sue tradizioni, anche della loro anima, concentrata nel loro grande prodotto: la birra Ichnusa.

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò è molto bello e di grandissimo valore, oltre ad essere anche sfidante.
Lo è nella misura in cui ha sfidato l’intelligenza di ognuno di noi, ormai appiattita con un viso spalmato sullo schermo del televisore.
La nostra osservazione, spesso passiva, specialmente degli spot televisivi, è stata risvegliata ed anche se siamo astemi, abbiamo sicuramente apprezzato che ci abbiano preso per persone intelligenti, con animo sensibile alla bellezza ed al buon gusto e che ci abbiano mostrato qualcosa di bello e stimolante.

Al pari, di pubblicità belle, ci sono quelle del comparto automobilistico, quello dei profumi, elettronica e quello dei gioielli. Sono indubbiamente quelli in cui si può spendere di più per pubblicizzarli, ma una birra non è fra questi. Non vi pare? Eppure, è stata infranta un’altra regola.

Quando si vuole puntare in alto si deve investire molto. Ma è possibile fare cose di qualità anche con meno? Usando più creatività, magari? Più originalità?
Si possono fare pubblicità efficaci ed intelligenti anche con un budget più ridotti. Magari non saranno al pari di pubblicità come quelle dei comparti ricchi, ma sembra strano che le buone idee nascano soltanto se molto pagate. Non sembra strano anche a voi?

Ha sempre ragione. Parliamone e sfatiamo un mito.

Un titolo un po’ provocatorio, ma come si dice? Nel mezzo è la virtù.
Iniziamo da principio, come tutte le buone storie. Ah! la racconterò in italiano, evitando l’inglese di cui facciamo un uso smodato solo perché certi termini fanno figo e poi all’occorrenza non sappiamo mettere insieme due parole d’inglese: noi italiani siamo famosi per quanto bene conosciamo l’inglese.
Si conosce il cliente e gli si fa compilare un questionario che dovrebbe svelarci alcune sue peculiarità e quanto realmente è consapevole delle dimensioni dei suoi affari e di ciò che vuole raggiungere, in particolare nel caso di una nuova attività.
Quindi, gli chiediamo di cosa si occupa la sua azienda, ci piace capire come vede per esempio il suo logo, se conosce il suo obiettivo (target) potenziale di clienti, come crede di pubblicizzarsi e comunicare (marketing and communication) al suo pubblico, quanto ha in mente di spendere per le attività di grafica (nel nostro caso).
Gli chiediamo per quale motivo crede di poter essere migliore dei suoi competitori (competitors), quali sono i sui obiettivi (focus) aziendali, la sua missione (mission) aziendale, ed anche cose apparentemente più banali come in quanti saranno a decidere e chi sarà o saranno a farlo. Non meno importante, sapere per quando deve essere pronto il lavoro e non è ammessa la risposta “per ieri”. Tutte le cose hanno i loro tempi.
Cosa significano queste domande?
Sapere cosa fa l’azienda è fondamentale per creare il logo adatto, legato anche alla personalità di chi la gestisce, sia essa una sola persona o un gruppo di persone.

Perché capire come vede il suo logo, se dobbiamo essere noi a crearlo?
La sua idea è importante, perché come abbiamo visto in un nostro vecchio articolo (le promesse vanno mantenute, altrimenti… ) il logo è come un abito, oltre ad essere fatto su misura, ci si deve sentire bene a doverlo mostrare. Un po’ come fosse un’estensione di noi, poiché la nostra azienda in qualche modo è un’estensione di noi, essendo il nostro desiderio realizzato ed il nostro lavoro, le nostre passioni.
Però questo non basta. Non posso chiamare un architetto disegnatore d’interni se poi lui deve fare solo il disegnino di quello che voglio e come lo voglio.
Ovviamente, se chiamo un esperto (che sa cose che io non so, altrimenti non sarebbe un esperto!) dovrà guidarmi in scelte migliorative da diversi punti di vista e forse è bene che ne tenga conto.
Il grafico non è un disegnatore di loghi, ma un esperto in diversi ambiti della grafica: stili, mode, canoni estetici, colori, tipi di stampa, tipi di carte, tipo di supporti a seconda dell’obiettivo da raggiungere, forme, ed altro.

Un team per rispondere ad ogni problematica

 

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre, il grafico si accompagna in staff con altri professionisti esperti di realizzazione di siti web, SEO, marketing, autori di testi pubblicitari (copywriter), pubblicità (advertising).
Il confronto con il logo ideato dal cliente, è un’operazione di persuasione in cui necessariamente devono essere scardinate alcune convinzioni del cliente che magari non funzionano, ai fini di un logo che sia il miglior messaggio per l’azienda.

E’ così importante conoscere il proprio obiettivo (target) clienti?
Direi proprio di si. Se si deve vendere un prodotto o un servizio, si deve sapere chi realmente lo acquisterà ed immaginarci quali sono le sue abitudini, creando nella nostra mente un “prototipo” realistico di cliente medio. Questo ci aiuterà a trovare la migliore strategia di comunicazione e pubblicità, perché la possiamo ritagliare su ciò che gli interessa, su ciò che gli piace e con i canali di comunicazione che usa più frequentemente.
Se il nostro cliente medio non ama i social network perché non ha tempo o non gli piacciono, inutile usarlo come canale di comunicazione: si perde tempo e denaro.
Se ogni azienda anche già avviata, facesse compilare un questionario ai propri clienti, potrebbe di certo migliorare i suoi investimenti in canali di comunicazione e pubblicità molto più precisi.

Il cliente sa già davvero com’è più opportuno pubblicizzarsi o come e quale canale usare per la comunicazione con i suoi affiliati e/o per conquistarne di nuovi?
Forse ne ha una vaga idea, ma può essere migliorata mostrandogli esattamente tutte le possibilità che ci sono e come sfruttarle al meglio, distinguendosi realmente dalla media.

Cosa importa a noi quanto ha in mente di spendere per il nostro progetto grafico?

Calcolare la giusta spesa o il giusto investimento per dei lavori

 

 

 

 

 

 

 

 

Rende l’idea, intanto, di quanto realmente conosca il valore della grafica, che passa prima di tutto per parecchie conoscenze, studi ed esperienze, per passare poi nella professionalità riconosciuta come valore e finire poi sul lavoro un cliente alla volta. Se lavoriamo per un cliente, lavoriamo solo per lui, non possiamo fare lavori in contemporanea, poiché ogni lavoro richiede i suoi tempi.
Tornando a quanto vuole spendere il cliente, si possono verificare tre possibilità:
• La cifra è lontana, in meno, da quanto realmente dovrebbe spendere. In questo caso non si può creare un rapporto di lavoro.
• La cifra, più o meno coincide ed in questo caso si può andare in contro al cliente.
• La cifra è molto superiore al preventivo. In questo caso il cliente sarà felice di sapere che spenderà meno per un buon lavoro che lo soddisferà.

E’ davvero importante sapere perché il nostro cliente crede di essere migliore dei sui competitori?
Ovviamente si, in quanto ci da la misura di quanto realmente sia consapevole o meno di cosa offrono i suoi competitori, nel bene e nel male, nei pregi e difetti. Questo però, significa che noi dobbiamo avere un’idea dell’analisi del suo mercato che effettueremo con delle ricerche.
Anche su questo poi è possibile migliorare i contorni di eventuali servizi.
Gli obiettivi del cliente sono dimensionati anche dal mercato e dai competitori. Anche qui, i suoi obiettivi ci diranno quanto realistica sia la possibilità di raggiungerli e in che tempi.
La sua missione (mission) è importante. Più è chiara e sincera, più saranno chiari gli obiettivi.

Discutere su gusti ed interessi non proprio comuni?

 

 

 

 

 

 

 

 

Veniamo invece alla domanda che per noi è fondamentale affinché il progetto vada a buon fine. I quanti sarete a prendere decisioni e a comunicarle?

Come dite? Se ti pago deve per forza andar bene!
Ma cosa ne pensate se a decidere su cosa volete siete già in più di due e ciascuno con un’idea diversa? O che a metà lavoro uno decida di stravolgere le cose, mentre poi un altro di voi vuole tornare indietro perché non ne sapeva nulla dell’iniziativa del socio?
I rischi di un disastro sono in agguato, tanto più sia più di una persona a prendere decisioni da confrontare con noi.

Ragionando sul questionario, si fa un secondo passo, parlare con il cliente delle risposte che ci ha fornito, in modo da chiarire i dubbi e smussare le criticità emerse nelle risposte.
Ora, abbiamo tutto e sappiamo cosa vuole il cliente. Segue il preventivo che se approvato, a sua volta è seguito da un contratto con un regolamento di gestione dei lavori e limitazioni d’intervento per non rischiare che il progetto diventi una tela di Penelope: pericoloso per noi ed il cliente.
Siamo esagerati? 
Tutto ciò nasce dall’esperienza nostra e di altri grafici, anche famosi. Nasce dal vissuto in cui sono emersi tanti problemi e si è cercato un modo, attraverso questo processo (questionario => analisi => preventivo => contratto/regolamento lavori) per lavorare tutti nel migliore dei modi: grafici e clienti.

Cliente e team grafico sono soddisfatti

 

Ci sono social network e social network, con il loro stile di comunicazione e le loro storie.

Ero restia ad utilizzare Instagram, più che altro perché non mi venivano in mente le immagini da pubblicare. Eh si! Instagram è soprattutto comunicazione visiva fatta con fotografie. Ognuno racconta una storia con le proprie fotografie, ma il mio argomento non era fotografabile.
Trovata l’idea (post E’ tardi! E’ tardi! E’ tardi!), è iniziata la mia avventura su Instagram con grande stupore e devo dire che lo preferisco anche a Facebook.
Certo ha i suoi limiti. I link che si inseriscono nei testi di commento alle immagini non sono cliccabili ne copiabili per poi incollarli sulla barra di stato del motore di ricerca per raggiungere eventuali siti consigliati, come faccio io. Mi auguro che siate curiosi abbastanza da andare a vedere di cosa parlo.
Avrete letto abbastanza di come funzionano Instagram, Facebook ed altri social, dei loro potenziali e delle loro pecche, pertanto non credo sia utile che aggiunga altro.

 

 

Fotografia

Immagini

 

 

 

 

 

 

 

 

In realtà, volevo raccontarvi qualche storia interessante che ho visto su Instagram restando nel settore del Food & Beverage e continuando il viaggio nelle scelte personali di lavori che riportano al contatto con i gesti lenti delle tradizioni, i sapori genuini della saggezza popolare con aggiunta di piccole innovazioni.
Un viaggio tra alcune realtà produttive dove vivono insieme passione, amore e qualità.
C’è chi produce vino, liquori, birre, paste fresche di ogni tipo, formaggi, e pane con varie farine ottenute dalla macina in pietra dal chicco intero.

Iniziamo un viaggio nel pane con il Bio Forno BioGiorno (il loro account Instagram è @bioforno_biogiorno) di Simone Marri che si trova a Santa Mama a Subbiano (Arezzo).
La loro passione e dedizione è raccontata anche sulla pagina Facebook  la Guida Nomade che vi consiglio di visitare, è sviluppata con grande passione ed offre interessanti spunti di viaggio in un’enogastronomia di valore.
Loro raccontano una storia che è quella che volevo raccontare.
Una storia di cambiamento, iniziata 3 anni fa. Sono passati dal lavoro in fabbrica a un lavoro di tradizione e passione.
E’ un forno che usa diversi tipi di farine di grani antichi: farro, segale, Cappelli e grano khorasan.
Anche se le foto non sono di altissima qualità, rendono l’idea di quanto fragrante e appetitoso debba essere il loro pane e gli altri prodotti da forno che producono.
Si denota grande amore per il loro lavoro e viene quasi voglia di fare un salto dalle parti di Arezzo.

 

Valore come sinonimo di qualità

Valore come sinonimo di qualità

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo a Semplicementepasta (account Instagram @semplicementepasta) in via Marzia, 97 ad Abano Terme e parliamo di pasta fresca in tutti i suoi tagli o paste ripiene e gnocchi.
Creano eventi, pranzi e cene, presso il negozio ed in questi giorni in cui posto il nuovo articolo hanno anche lanciato un contest “E tu che pastalover sei?”: data di scadenza contest 31 Maggio 2018.
Quello che colpisce è la qualità delle loro fotografie e giustamente per essere su un social network che parla per immagini, bisogna investire su una buona fotografia o meglio su un’ottima fotografa, Giovanna, che sa valorizzare moltissimo i loro prodotti. Sembra quasi di poterli toccare ed assaggiare. Il lavoro di Michela persona disponibilissima con la quale mi sono scritta e titolare dell’attività nonché colei che gestisce il profilo su Instgram insieme alla fotografa Giovanna (@giovannacirce è il suo profilo di fotografa su Instagram) e di Simone e Davide, è davvero impeccabile e denota molta passione per il loro lavoro.
Passione e qualità. Questo cerchiamo noi consumatori oggi. Se arriva questo messaggio, vuol dire che sono coerenti con la loro mission di valore. Anche la pagina Facebook è ben curata.
Sicuramente questo è il modo più professionale per pubblicizzarsi, investendo in un fotografo e curando i dettagli e sono certa che il riscontro da parte del popolo degli instagrammiani, non mancherà.

In ultimo vorrei fare un salto dall’Italia in Australia.
Tornerei volentieri a Sidney e Melburne, in particolare a Melburne. Mi sono piaciute moltissimo ed oggi andrei alla ricerca di Bec & Gowen di Melburne and cheese.
Se vi accontentate di una sbirciatina su Instagram li trovate con l’account Instagram @melburneandcheese.
Anche loro hanno ottime fotografie ed è evidente che vi hanno investito con l’intenzione di sponsorizzare il loro lavoro con molta cura e professionalità.
Credo si possa ingrassare soltanto guardando le loro fotografie o i loro video in cui vengono mostrati con ottima qualità d’immagine, meravigliosi piatti con formaggi fumanti e filanti.
Loro si occupano di andare alla ricerca di tutti i piccoli produttori locali che producono formaggi particolari con grande tradizione ed attenzione, non producendo in scala industriale.
Hanno anche un sito internet molto ben curato www.melburneandcheese.com
Anche loro mostrano grande passione e grande amore.
Avrei voluto parlarvi di qualche altra attività nel beverage che a mio avviso è emersa fra tanti su Instagram per gli stessi motivi, ma a loro ho scritto per avere il consenso a parlare di loro e non mi hanno risposto. Capisco che non sarò l’unica a scrivergli, ma il rapporto con gli osservatori instagrammiani è fondamentale che non rimanga solo da osservatori…peccato! Forse non c’è molta coerenza nella loro mission. L’attenzione al cliente o futuro cliente è fondamentale!

 

Sono in ritardo! In arciritardissimo!

Diceva il Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie

Già! È un po’ tardi per questo nuovo post, ma c’erano novità da gestire. C’erano Instagram e Facebook, da capire, da organizzare e lanciare come promozione di Fucine Assolute. Nella loro difficile facilità mi sono un po’ persa il trascorrere del tempo.

Se si vogliono usare per divertimento e socializzazione, sono semplici. Se si vogliono usare per lavoro, il discorso cambia. Ci sono orari per pubblicare i post, che sono diversi tra Instagram e Facebook, ci sono statistiche, ci sono gli insights da capire e valutare, ci sono i contenuti da pubblicare, c’è da capire come far incontrare ciò che voglio raccontare a voi che siete dietro al monitor con il mezzo a disposizione.

Instagram, Twitter, Linkedin, Facebook, Behance, Pinterest..

Instagram ha una sua modalità d’immagini e hashtag # e citazioni @, mentre Facebook ha il potere di poter aggiungere link che voi potete cliccare velocemente per accedere all’informazione postata.

Non sarò io a spiegarvi come si usano, anche perché Instagram lo sto usando sicuramente in modo anomalo ma molto personale: distinguersi con stile!
Speriamo! 🙂

Questo era per spiegare come all’improvviso mi sono trovata d’innanzi un frigorifero con dentro molto cibo da poter utilizzare per creare un buon menù. Prima ho dovuto fare l’inventario, capire cosa potevo realizzare e poi come, ed il tempo, oops, è volato!

Oltre il lato, chiamiamolo così, tecnico/sociale, c’è l’obiettivo di Fucine Assolute che deve rispondere a diverse domande:

  • a chi voglio comunicare?
  • cosa gli voglio comunicare?
  • con quale mezzo?
  • con quale aspetto?
  • con quale contenuto?
  • cosa si vede spesso?
  • come posso diversificare?
  • è utile?
  • come dovrebbe essere?
  • a me piacerebbe?

Cercando un’idea utile e che unisse la grafica del settore del food & beverage ed il mondo che gli gira intorno, mi è venuta in mente una rubrica di utilità per coloro che producono nel F & B, divisa in sei argomenti. L’augurio è che sia un servizio aggiunto e gratuito, oltre la grafica che però non può essere gratuita poiché è il mio lavoro.

Ogni argomento è evidenziato sempre dal titolo della sezione a cui appartiene e da un colore specifico, in modo che il tema della sezione sia sempre riconoscibile ed individuabile. Questo, oltre a rendere riconoscibile il tema, rende riconoscibile anche Fucine Assolute per il format dei post.

Facciamo un esempio pratico. I temi sono i seguenti:

  • Social: attività sociali nel settore F & B
  • Tendenze: relative alla grafica, anche nel settore F & B
  • Idee nuove: idee originali nel settore F & B nulla a che vedere con gli chef
  • Mondo verde: con consigli di aziende che riciclano o creano materiali per imballaggi e affini in modo sostenibile
  • FA: contiene la grafica di Fucine Assolute
  • Tecnologia: aziende e materiali tecnologicamente avanzati per il packaging e la stampa

Una volta messa a punto l’idea ho pensato di pubblicizzarla con due video, come se fosse una rubrica televisiva. Un video per le cover ed uno per come saranno visualizzati i post.

Vi mostro quelli che ho realizzato per Instagram e mi auguro vi piacciano moltissimo.

Per quanto riguarda i contenuti dei post, se vi piacciono solo le immagini ed il senso dei contenuti senza approfondimento allora potete seguire l’account Instagram @fucineassolute e seguirmi e manifestare il vostro gradimento sincero mettendo qualche “mi piace”, oppure se gradite gli approfondimenti seguendo i link inseriti allora non vi resta che cercare la pagina Facebook Fucine Assolute Grafica.

 

 

 

 

 

È un film del 2002 diretto da Oliver Parker, basato sulla commedia satirica “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde.
La pellicola vede Colin Firth e Rupert Everett nei ruoli dei protagonisti Jack e Algy, affiancati da Frances O’Connor, Reese Witherspoon, Judi Dench e Tom Wilkinson. (Wikipedia)

Cosa c’entra un film con la grafica del Food & Beverage?
Nulla, ma al di là che è una commedia che mi piace molto e anche Colin Firth è un attore che adoro, se è vero che può avere la sua importanza chiamarsi Ernest, possiamo rimanere nel Regno Unito e parlare di grafica e della sua importanza, come per un nome.

Non so quanti di voi quì in Italia si sono accorti di un nuovo prodotto sui banchi dei supermercati, nei settori sneck. Per intenderci il reparto dove si trovano salatini, patatine varie e pop corn. Credo sia impossibile che non vi siate accorti delle particolari patatine Tyrrells. Impossibile non essere attratti dalle immagini in bianco e nero con toni di colore qua e la, dal tono retrò, molto particolari.
Sono particolari sia nella tipologia di patatine, perché ci sono delle crik crok fatte da altri ortaggi che non siano patate ed i pop corn che nel packaging da collezionare. Ovviamente è difficile non aprire i classici pacchetti che almeno nel formato dell’imballaggio rimangono standard .

Scala reale

Più di un solo nome

Eccola l’importanza del nome Ernest e qui ne abbiamo più di una:

• Prodotto tipicamente locale a km 0 per la produzione
• Frittura leggera e speciale
• Ortaggi come crik crok
Grafica accattivante ed originale da desiderare di collezionare
Pubblicità originale con una sorta di storia vintage insolita e stravagante

Non sono forse entrati nei desideri anche di coloro che desiderano mangiare sano, prodotti locali e di qualità, nonostante si tratti di patatine fritte ed un prodotto comunque industriale?
Una nuova azienda, la Tyrrells, decide di affermarsi in modo molto incisivo puntando sulle paroline magiche dell’affiliazione del cliente in modo molto deciso ed energico come il collezionismo, creando il desiderio di avere quei pacchetti che sono ben 18 tipi diversi.

Made in Italy

 

 

 

 

 

 

 

In Italia?

Da grafica, non posso far altro che ammettere che i grafici della Tyrrells hanno fatto un super lavoro originalissimo e da colei che ha assaggiato gli ortaggi Tyrrels, posso dire che sono strepitosi.
Però, ci siamo anche noi italiani sul mercato con dei buonissimi prodotti e una bella grafica, come per esempio, per rimanere sull’argomento crik crok, le San Carlo.
Hanno una grafica semplice ed allegra, che comunque tende a farsi ricordare. Per quanto riguarda il prodotto in se, credo che la loro strategia di mercato sia molto interessante, sia per quanto riguarda la varietà di prodotti particolari – mi vengono in mente le mie preferite al cuore di zenzero o al lime e pepe rosa – sia perché coinvolge in modo diretto i consumatori con un concorso in cui potranno proporre la loro ricetta per un nuovo gusto di patatine e devo dire che è divertente il modo in cui offrono la possibilità di farlo, proponendo già dei prodotti da abbinare suddivisi in colori. Divertitevi anche voi con San Carlo

Ovviamente in entrambe i casi, si deve investire sulle idee e sicuramente non sul fai da te. Nel suo piccolo anche una piccola azienda può investire per avere la possibilità di rimanere impressa nei consumatori, ma serve comunque la persona esperta nel settore.

Fare del nostro paese un unico grande marchio di eccellenze dovrebbe essere l’impegno di tutti ogni giorno, e per qualcuno fortunatamente lo è.

Ma quant’è bello il nostro paese? Guardiamo a quelli che sono i nostri brands. L’avete mai guardata così la nostra nazione? Io credo che abbia un fascino in più. Chiamare brand le nostre eccellenze, fa un’effetto strano. E’ come se un prodotto di nicchia, pubblicizzato sul territorio regionale o nazionale, all’improvviso venisse catapultato fra i prodotti super rinomati e famosi in tutto il mondo. All’improvviso fa l’effetto che può fare pronunciare SAMSUNG.

Alcuni nostri prodotti come la pizza, hanno già fatto questo salto. Fare branding e restyling del nostro paese si può ed è possibile rilanciare la popolarità delle eccellenze lavorando in sinergia con molti attori di scenari diversi. Sicuramente abbiamo tre grandi eccellenze che possiamo sfruttare meglio: arte, paesaggio e cibo.

Ognuna di queste eccellenze è ricca di una miriade di particolarità: una cosa rara.
Scegliamone una delle tre a caso, il cibo! Lo sospettavate che lo avrei scelto vero? Dite che l’ho scelto a causa della mia deformazione professionale? No, l’ho scelto perché almeno una volta al giorno se ne parla  non per necessità, ma per interesse di palato. Ormai tutti abbiamo a che fare con scuole di cucina che suggeriscono anche come scegliere i prodotti.

Qualche giorno prima della Vigilia di Natale ero a fare la spesa in un supermercato e mi colpì un bambino di 5 anni che dallo starsene in piedi dentro al carrello della spesa spinto dal papà, suggeriva al padre cosa comprare. Ciò che mi colpì era la sua capacità di saper fare la spesa. Il papà gli diceva cosa dovevano prendere e lui suggeriva quali. Ad esempio, dovevano acquistare delle melanzane. Davanti agli scaffali con gli ortaggi, avendone individuate di diverso tipo, il bimbo suggerì di prendere quelle viola lunghe, ma non troppo grandi perché quelle gradi non sono buone in quanto arricchite di “ormoni” della crescita.

Non è il primo argomento di cui si parla volentieri? Poi, i viaggi e poi l’arte. Se poi vogliamo rovinarci la giornata, possiamo anche provare a parlare di politica, ma rimando ad altri questa incombenza: non fa per me.

Abbiamo un patrimonio agroalimentare favoloso, che si fa apprezzare in Europa con circa 300 prodotti fra quelli DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita). Devo dire che quest’ultimo marchio non lo conoscevo: STG.

Leggendo un po’ in giro, dietro di noi, abbiamo la Francia e la Spagna. Del resto cosa possiamo dire dell’ottimo prosciutto crudo spagnolo? Tanto per fare un esempio!

Se pensiamo a quante tipologie di prodotti abbiamo per ogni regione, è un territorio davvero incredibilmente affascinate. Pensiamo per un attimo a quanti tipi di formaggi esistono in Italia e a quanti derivati della lavorazione del latte, o a quanti derivati della lavorazione della carne con tutti i suoi vari tipi di insaccati, o semplicemente a quante tipologie di pasta fresca e secca abbiamo. Sono quasi difficili da censire tutti i vari tipi di prodotti che abbiamo sul territorio, se pensiamo che anche un piccolo Comune produce le sue specialità ed il nostro territorio è pieno di tantissimi Comuni.

 

Innovazione

Innovazione

Tradizione e sviluppo

Visto che tutto cambia, credo siate d’accordo con me che la cosa migliore sia mantenere le tradizioni rinnovandole con un po’ d’innovazione e sviluppo, senza specificare che dovrebbero essere possibilmente sostenibili. La sostenibilità ed il rispetto per il pianeta dovrebbero essere insite in ciascuno di noi. Basta, in fondo, rinunciare a qualche superflua comodità arrangiandoci in modo più intelligente e rispettoso per la natura.

In alternativa si può far buon uso della scienza, come fa la MUTTI SpA, per abbattere gli sprechi idrici e l’emissione di CO2 nella produzione dei loro famosi e buonissimi pomodori lavorati. Per incentivare le aziende ad essere altrettanto virtuose in questa nobile disciplina, ha istituito nel 2000 il premio “Pomodorino d’Oro Mutti”, che nel 2017 è stato vinto da un’azienda di Ferrara.

Questo premio non è solo un premio per la qualità, ma anche per una produzione sostenibile in cui l’azienda MUTTI SpA partecipa collaborando ed offrendo strumenti ed incentivi che supportino l’aziende in una gestione moderna, con una forte attenzione all’ambiente ed alla sostenibilità.

Fortunatamente non mancano premi di altro tipo istituiti da altri per incentivare innovazione, qualità ed ecosostenibilità.

Tutto torna con il mio primo post  in cui vi raccontavo come ognuno di noi è alla ricerca di prodotti di qualità, specialmente per quanto riguarda ciò che mangiamo e beviamo. Innovazione, qualità e rispetto per l’ambiente, non si posso usare per farsi grandi, perché la moda lo prevede. Ricordate la responsabilità sociale? La parola data? La coerenza? Quindi chi dice, fa! Almeno dovrebbe, se non vuole chiudere.

 

Giovane agricoltore

Giovane agricoltore

I giovani fanno la loro parte

Non sono pochi i giovani che sono tornati ai lavori della terra ed alla produzione agroalimentare e loro spesso sono il miglior connubio fra tradizione ed innovazione. Sorprendentemente i nuovi imprenditori agricoli, soprattutto del settore BIO (poiché lo preferiscono) sono giovanissimi: fra i 20 ed 40 anni.

C’è da dire inoltre che se una volta il contadino, “nasceva” tale, oggi i contadini o imprenditori agricoli sono molto preparati o hanno una serie di professionisti a cui affidarsi per creare eccellenza.

Anche a loro serve un buon sarto per un buon vestito, come per la grafica. O sono già sarti, oppure si fanno aiutare da professionisti, senza improvvisare.

Tutto questo però non basta, allora c’è chi s’impegna anche per il packaging sostenibile, giustamente. Insomma, non solo abbiamo dei brands che quasi si affermano da soli, ma abbiamo la possibilità di esaltarli con del branding di valore: qualità e sostenibilità. Impariamo a guardare alle cose belle della nostra terra e delle persone che la popolano e magari cerchiamo tutti di dare il nostro contributo con delle scelte consapevoli.

 

Riferimenti:

Corriere ortofrutticolo

I premi al pomodoro Mutti SpA vi invito a visitare questa pagina dove sono indicati i risparmi idrici per la produzione ed il sito in generale che è ricco di contenuti di valore.

…addio reputazione.

Reputazione, Responsabilità Sociale, Branding, sono parolone e sembra che l’argomento di oggi sia molto serio ed impegnativo.

In parte lo è, ma cercando di rimanere leggeri, cercherò di spiegarvi cosa ho imparato io da questi concetti.
È qualcosa che può interessare sia chi è nel settore commerciale, sia chi è un semplice lettore curioso. Provate a seguirmi.
Vi state chiedendo cosa c’entra la reputazione con la grafica?
Sono strettamente legate e vi mostrerò in che modo.
Lo sono dal momento in cui la grafica si occupa di un marchio o logo ed il marchio di un’azienda è la sintesi della sua reputazione.
Per chi vuole vendere un prodotto o un servizio, la reputazione è fondamentale.
Chi di noi acquisterebbe da chi ha una pessima reputazione?
Il marchio non è tutto però, non è lui da solo che crea reputazione. Contano anche il branding e la responsabilità sociale, per l’appunto.
Nel giro di poche righe siamo arrivati a parole forti come responsabilità sociale. Scopriamo come sono interconnesse queste parole e come suonano bene, così bene che ognuno di noi si augurerebbe di trovarle in perfetta armonia fra loro (marchio, reputazione, responsabilità sociale, coerenza) nell’azienda che più ci piace, in cui di più acquistiamo ed in cui sembra, quindi, che riponiamo tutta la nostra fiducia di consumatori.
Attenzione però, una volta che avrete scoperto il segreto, dovrete applicare lo stesso concetto a voi stessi, che siate un’azienda o solamente una persona. Pensare come fossimo un brand!
Ogni volta che questo accade, com’è accaduto per me, si attua una lenta e buona metamorfosi nella società.
E tutto questo per un logo? Accidenti! Ma più che per il logo in se, per le strategie di brand che lo investono.

 

Vestito su misura

Vestito su misura

Il logo ed il buon vestito

Il logo è ciò con cui viene visualizzata un’azienda. È ciò con cui rimane impressa nella mente dei consumatori. La struttura, i colori, le forme vi comunicano qualcosa e se il messaggio arriva, restano impresse nella vostra mente.
Immagino che nessuno conosca il logo della Apple, vero? O della Coca-Cola?

Loghi Apple e Coca Cola

Loghi Apple e Coca Cola

Sapreste riconoscerli ed identificarli con il prodotto, ne sono certa, magari anche in mezzo a molti altri loghi, così come potreste individuare Mc Donald e Kodak nel caos di una metropoli. Li riconoscete nella foto?

NEW YORK CITY: insegne luminose e pubblicità

Non è tutto merito del loro logo o marchio, se comunicano l’essenza dell’azienda che rappresentano, ma anche di ciò che c’è dietro al logo o brand. Se non vi fosse stato un lavoro attento di branding e reputazione sociale, di coerenza fra ciò che si comunica al pubblico ed il cliente, in termini di valori e coerenza con essi, oggi forse, i marchi che vi ho mostrato e che conoscete, probabilmente non esisterebbero più, sia come loghi che come aziende.
Il vestito, può essere anche di ottima fattura, adatto a ciò che deve rappresentare, ma se chi lo indossa è un imbroglione, prima o poi, il suo buon vestito gli sarà del tutto inutile.
Essere o meno un imbroglione crea un certo tipo di reputazione, ovvero di come l’azienda viene percepita dal consumatore e per arrivare a costruire nel cliente un’ottima percezione di sé stessa, l’azienda fa uso di ciò che viene definito branding, ovvero un insieme di tecniche fra cui il marketing, la comunicazione visiva e quella verbale. Cerca di creare quella che viene definita come customer satisfaction (soddisfazione del cliente).
Applicando il branding, l’azienda identifica le nostre esigenze di clienti, decide come soddisfarle al meglio e come fare per far sì che noi possiamo restare i suoi migliori clienti e che ne possa incrementare altri, sia con la pubblicità che con il nostro parlarne con entusiasmo poiché siamo clienti soddisfatti.
Eccoci giunti ad una parte, del concetto di responsabilità sociale. Quando un’azienda s’impegna a soddisfare al meglio le esigenze del cliente, poi deve mantenere la parola data. Ha una responsabilità: dire=fare.
Se il prodotto non è più come lo abbiamo sempre acquistato (fisicamente, per costi o per tempi di consegna, o per mancanza di cortesia e gentilezza), noi clienti iniziamo a sentirci traditi e l’immagine dell’azienda in questione inizia a barcollare. Può sempre riprendersi, migliorando!
Se non ascolta i suoi clienti però, il rischio diventa serio. Se l’azienda inizia a pensare soltanto ai profitti, senza badare al cliente, allora non andrà lontano.
Nelle aziende con dei dipendenti e in quelle grandi, la cui rete di lavoro finisce in diversi paesi nel mondo e s’intreccia con gestioni economico-sociali differenti, la responsabilità sociale si estende anche ai dipendenti. Sono noti i casi di sfruttamento del lavoro da parte di alcune aziende, in paesi particolarmente poveri.
Con l’uso d’internet, oggi un’azienda deve lavorare veramente sodo per mantenere continuamente la sua buona reputazione o per migliorarla. Il cliente, oggi, può sapere molto di più sul suo conto, di quanto non gli fosse concesso un tempo. Un errore di branding e/o di mancanza di coerenza nell’applicazione del branding, può essere fatale in tempi rapidi, oggi.

 

Sartoria

Sartoria

Prova a cambiare vestito…con l’aiuto di un sarto!

Tenendo presente che quanto detto prima, smussato di qualcosa, è fondamentale anche per aziende piccole e non famose come Apple, Coca-Cola o altre, c’è un discorso a parte che riguarda i loghi ed il branding, in particolare in Italia.
Ho sempre avuto la sensazione che l’Italia sia il paese del fai da te. Sappiamo fare tutto e bene e soprattutto, se ciò che abbiamo fatto è durato per tanti anni, allora, siamo stati proprio bravi. Perché dovremmo cambiare? Cambiare? Ma non si cambia un cavallo vincente! Forse è giunto il momento per lui di andare in pensione?
Non potrà dare sempre il massimo, anche con le vostre migliori cure. Molte aziende si sono create i loghi ed il loro branding, da sole. Qualcuna ha avuto fortuna, perché magari chi vi ha messo mano era un virtuoso della creatività, ma nella maggior parte dei casi è un vero disastro e ne sono anche orgogliose.
Un esempio può essere la piccola azienda vinicola, il cui proprietario ha fatto disegnare il logo a suo figlio piccolo e magari n’è emersa una piccola opera d’arte. Cosa originale.
Ma ci sono settori in cui questo è possibile, ed altri che richiedono l’uso di simbologie e colori precisi per dare sensazioni precise al cliente: dinamicità, stabilità, affidabilità, genuinità, etc.
Può essere fondamentale cambiare totalmente il logo di un’azienda, tutta l’immagine visiva e ristrutturarla anche nel nome, o anche solamente fare delle piccole modifiche a ciò che già esiste.
I tempi cambiano e sia che un’azienda venda prodotti o servizi, deve sempre confrontarsi con le altre aziende presenti nello stesso settore di mercato, deve capire cosa offrono di meglio al cliente le aziende migliori, qual’é la comunicazione e la strategia migliore di vendita oggi, studiare la concorrenza e poter essere lungimiranti, cercando d’intuire anche le tendenze o le esigenze future del mercato.
Un’azienda deve sempre tenere a mente che esiste il re branding, ovvero la ristrutturazione del proprio marchio e del branding, ma forse conviene affidarsi a chi queste cose le fa per mestiere: uno specialista.
“Se ha funzionato per tanti anni, continuerà a funzionare”, questo sembra essere il motto della maggior parte delle nostre piccole/medie aziende.
In generale in Italia, la piccola-media impresa fa i conti con grafica inesistente, comunicazione inefficace e siti internet poco accattivanti, che nella maggior parte dei casi non si capisce bene cosa offrano. Basta fare un confronto con i restanti paesi dell’Europa per uno stesso settore. Ma per la maggior parte di loro, va bene così, perché hanno sempre funzionato.
Però io vedo sempre la questione da un altro lato: ha funzionato, sta funzionando, ma quanto meglio può funzionare?
Ricordate il termine in uno dei precedenti post? Kaizen, ovvero il miglioramento continuo.

Le domande allora saranno tante:
Come posso mostrarmi meglio ai clienti?
Quanto sono effettivamente soddisfatti i miei clienti?
Come posso offrire più servizi al cliente?
Come posso migliorare la qualità dei servizi che già offro?
Come posso aumentare la mia visibilità e l’affiliazione di nuovi clienti?
Come potrebbe essere diverso il logo della mia azienda?

Soprattutto, voi sareste il miglior cliente di voi stessi?

E questo è ciò che porta alla lenta rivoluzione del miglioramento, in ogni settore, anche sociale.

Adesso che avete creato l’ottima azienda con un ottimo senso di responsabilità sociale, dovete farvi riconoscere.
Il cliente deve ricordarsi di voi e non potete basarvi soltanto sul passa parola dei vostri clienti. Nel frattempo una società al vostro pari sta anche investendo in comunicazione e pubblicità e sta diventando più visibile di voi e potrebbe anche pensare di togliervi i clienti, offrendo loro un vantaggio.

Serve un ottimo vestito ed un’ottima rappresentanza di voi e della vostra azienda, oltre agli ottimi contenuti di cui abbiamo parlato. Occorrono un logo ed il suo branding, creati da un buon sarto. Oops, volevo dire grafico.

Vi avevo lasciato con un po’ di curiosità. Vediamo di scoprire di chi vi voglio parlare.

Nell’ultimo articolo, eravamo rimasti alle mie letture per la formazione di grafica?

Come in tutte le professioni, non basta fare un buon corso. Bisogna approfondire e farlo secondo quello che diventerà il proprio percorso lavorativo. Inoltre, ogni argomento cambia e si evolve continuamente: sarebbe un male perdersi il futuro.
Del resto questa è anche la filosofia di Fucine Assolute. Nel logo c’è un fabbro con cappello a bombetta ed una barba di moda. Rappresenta il connubio fra ciò che è l’antico sapere tramandato e l’innovazione, fra saggezza artigiana e futuro. Uno non deve escludere l’altro. Nei vecchi gesti di un tempo, si celano grandi segreti, come la cura, l’attenzione, la manualità, la gestualità ripetuta con rinnovata passione, e molto altro.

Le prime letture sono state di blog di grafici e alcuni degli autori esistono davvero? Lo avreste mai creduto? Sto scherzando, ma ho sempre pensato che in questo mondo di eccessivo stress da tecnologia, se scrivi a qualcuno difficilmente ha il tempo e la cura di risponderti. Invece?
I miei due preferiti mi hanno sempre risposto, ogni volta che ho avuto bisogno di consigli. Sono persone molto carine, simpatiche, gentili e disponibili. Come posso non presentarvele? Sono in ordine di apparizione nella mia vita di grafica, Roberto Iadanza autore di Freelanceforlove e Lorenzo Miglietta di Grafigata!. Ancora oggi li seguo!

Non direi che è una cosa così scontata che le persone rispondano, mi è capitato che più di qualcuno non lo abbia fatto.

A scuola di grafica ci hanno suggerito di leggere qualche libro di Bruno Munari. E’ stato uno dei più grandi protagonisti nel XX secolo nel settore dell’arte, della grafica e del design. Quindi come non leggere i sui libri che sono propedeutici in qualunque disciplina artistica ci si voglia dedicare? Quindi, a grafici ed artisti, sicuramente consiglio :

Poi ci sono i libri da cui ho imparato anche qualcosa dal punto di vista umano. Sembra curioso essendo libri di marketing e branding, vero?
Mentre leggevo mi chiedevo: se dovessi applicare a me le regole di mercato vincenti o le strategie di branding?
Eppure, ciascuno si basa sulla coerenza e la genuinità di ciò che dovremmo ad un nostro cliente. Ma se i nostri clienti fossero i nostri cari ed i nostri amici? La risposta è personale, perciò la lascio cercare a voi, la vostra. Pensateci su! Se volete potete commentare o scrivermi info@fucineassolute.com

I libri importanti anche da un punto di vista umano, sono stati:

Unica donna citata, Francesca Sanzo. E’ una persona che scrive benissimo e che si fa umanamente amare.

 

Manca qualcuno!

Cercare e ricercare

Cercare attentamente è consigliato

Avevo promesso di parlarvi di una bella persona, vero!
Bene, dovete sapere che fra le varie letture non ho davvero potuto esimermi dal leggere un libro che tutti i grafici conoscono. Il libro in questione è Work for money, design for love di David Airey.
Insegna come diventare dei liberi professionisti nella grafica, ed è sorprendente la quantità di suggerimenti che dà, dal più importante sulla gestione del cliente alla cosa più banale come “mi raccomando, non stare sempre davanti al computer, ogni tanto alzati e stira i tuoi muscoli”, oppure “cerca di bere molta acqua, stare davanti ad un monitor disidrata”.
Ci sono anche molte interviste ad altri grafici in giro per il mondo, che raccontano cosa hanno fatto di geniale per farsi notare o dove hanno fallito. Credo proprio che ho imparato molto, oltre lo scopo del libro.

D. Airey è diventato un grafico abbastanza famoso e come mi ha insegnato nel libro, gli ho scritto per chiedergli il permesso di parlare di lui e di potervelo presentare in foto.

Dall’Irlanda, paese in cui abita, mi ha risposto ed è stata una persona deliziosa, così come traspare dal suo libro. Molto gentile e molto friendly. Davvero una bella persona.
Non mi aspettavo che una persona famosa si scomodasse, ma lo ha fatto dicendo: ” Ti ringrazio per esserti presa del tempo per leggere i miei libri e scrivermi”. Quanta bellezza in tanta umiltà! C’è molto da imparare in un gesto così! Grazie di cuore, ad una bella persona che mi ha resa felice come una bambina.

Chi è Davide Airey?

David Airey

Una bella persona oltre che un bravissimo grafico

 

Bene, direi che questa volta l’articolo è stato un pochino più lungo, ma siamo in prossimità delle festività natalizie, quindi non credo che scriverò presto. Chissà cosa vi racconterò la prossima volta. Intanto a chi mi segue o inizia a seguirmi da adesso, auguro un felice Natale ed un grandioso nuovo anno.

Un detto sudamericano dice: mentre il carretto va i cocomeri si assestano.

Per imparare su come creare un blog, c’è tantissimo in rete. Consigli, corsi, strategie.

E quindi.. blogger si nasce o si diventa? Vedremo come si assesteranno i cocomeri mentre il carretto va. La migliore scuola è il fare!

Intanto credo che debba fare un passo indietro rispetto al mio primo articolo.
Eh si! Si vede che non ho ancora molta esperienza come blogger, ma sono certa che imparerò presto e magari mi posizionerò tra le/i migliori. (sorrido)

Un bell’obiettivo non credete? Raggiungerlo sarebbe una grande gratificazione perché significherebbe che vi racconto cose che vi interessano e ne racconterete anche voi a me.

Nel frattempo magari può interessarvi sapere qualcosa su quella che è parte della mia formazione di grafica,  avvenuta ed in corso, nel caso foste interessati a lavorare insieme oltre che a leggere quello che vi racconto. Anche per parlarvi di chi è questa tipa che scrive…

 

Kaizen

Avete mai sentito o letto questa bellissima parola giapponese?

E’ una delle mie preferite.

Per chi non la conoscesse, kaizen è una parola composta dalle parole kai (cambiamento, miglioramento) e zen (buono, migliore). Quindi kaizen significa cambiare in meglio o miglioramento continuo.

Ideogramma kaizen

Kaizen (KAI e ZEN)

E’ in uso nei processi aziendali per il miglioramento della qualità: i giapponesi integrarono la qualità nelle loro procedure gestionali e svilupparono la cultura del miglioramento continuo.
Il giorno che il professore mi spiegò il processo qualità ed il miglioramento continuo, ricordo che intervenivo continuamente per anticipare le conclusioni dei concetti: ero affascinata. Ad un certo punto il professore mi chiese se sapessi già qualcosa dell’argomento ed io con stupore ed imbarazzo, risposi: “No! Mi scusi! E’ che mi rendo conto che è un processo che applico ogni giorno nella mia vita.”

Certo non avevo inventato tutto quello che altri avevano fatto in tanti anni, fra americani e giapponesi, ma il succo, l’essenza del kaizen, in qualche modo mi era nota.

Dove mi ha portata e mi porterà il kaizen? A raccontarvi ora, della cultura che ho scelto per la mia formazione e dintorni. Ciò che leggo e studio, mi da sempre spunto per migliorarmi. Non solo professionalmente, ma prima di tutto come persona. Anche dal marketing, dal branding, ed altro, si può imparare molto per crescere come individui e diventare migliori.

Nel prossimo articolo, fra alcuni libri, vi parlerò di una bellissima persona. Siete curiosi?